Prime indicazioni sul requisito economico di accesso al Superbonus 2023 per le case unifamiliari

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 28 novembre 2022, del Decreto Aiuti Quater ha reso definitive le norme alla base del nuovo Superbonus edilizio. Per gli interventi di efficientamento energetico avviati nel 2023 sulle unifamiliari (case indipendenti, villette a schiera e singole), tra le condizioni per l’accesso all’agevolazione del 90% vi è quella che stabilisce che il contribuente abbia una reddito di riferimento non superiore a 15mila euro (qui le altre condizioni di accesso al Superbonus 2023), determinato dividendo la somma dei redditi complessivi posseduti nel 2022 dal contribuente e dai componenti il suo nucleo familiare, per un determinato quoziente.
Questo si ottiene sommando i seguenti addendi: 1 per il contribuente, 1 per il coniuge, il soggetto legato da unione civile o la persona convivente (in base all’articolo 1, commi 36 e 37 della legge 20 maggio 2016, n. 76, con l’apposita dichiarazione anagrafica). Se nel nucleo familiare sono presenti componenti di cui all’articolo 12 del Tuir (Testo unico delle Imposte sui Redditi), diversi da quelli precedenti, che nel 2022 siano risultati a carico del contribuente, cioè nelle condizioni dell’articolo 12, comma 2 del Tuir (quindi con reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili oppure, per i figli di età non superiore a 24 anni, con un reddito complessivo non superiore a 4.000 euro, al lordo degli oneri deducibili), al denominatore della frazione va sommato 0,5 in caso di un familiare, 1 in caso di due familiari, 2 in caso di tre o più familiari. Per familiari di cui all’articolo 12 si intendono in sostanza i figli dei contribuenti e i familiari dell’articolo 433 del Codice civile, se a carico del contribuente nel 2022.
Nel reddito complessivo da indicare al numeratore della frazione (divisione), deve essere sommato anche il reddito complessivo dei familiari, solo se a carico del contribuente, nonostante non siano tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi o il 730. Non vanno considerati invece i redditi complessivi dei familiari del contribuente (diversi dal coniuge o dagli assimilati) non a carico dello stesso, quindi precettori di un reddito complessivo, al lordo degli oneri deducibili, superiore a 2.849,51 euro (4.000 euro per i figli di età non superiore a 24 anni).

Quali redditi considerare nel calcolo

In assenza di specifiche indicazioni, il reddito complessivo si determina sommando i redditi di ogni categoria (redditi fondiari, di capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo, di impresa e redditi diversi), che concorrono a formarlo e sottraendo le perdite derivanti dall’esercizio di arti e professioni.
Si tratta solo dei redditi che sono assoggettati a Irpef: non vanno quindi considerati quelli soggetti a imposte sostitutive dell’Irpef (come, per esempio, gli affitti per i quali si è optato per la cedolare secca, il reddito dei forfettari e dei minimi) o a ritenute alla fonte a titolo di imposta (come i dividendi da società di capitali assoggettati alla ritenuta di imposta del 26%). A differenza dell’Isee, il quoziente familiare non considera il patrimonio mobiliare e immobiliare dei componenti il nucleo familiare.

Il fattore tempo nella determinazione del reddito

Quando il calcolo porta a un risultato in prossimità del limite, soprattutto per i lavoratori autonomi, potrebbe essere difficile conoscere il reddito complessivo del 2022 sul finire dello stesso anno. La necessità di avviare i lavori in modo che terminino entro il 31 dicembre 2023 (per le unifamiliari, il Superbonus 90 ha infatti questa scadenza) impone infatti una certa fretta. Stessa incertezza potrebbe riguardare i lavori dipendenti che nel 2022 abbiano avuto più rapporti di lavoro, per i quali si rende necessaria la consegna della certificazione unica a inizio 2023.

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